Shopping a Londra? Seguite i consigli di Sua Maestà!



Cosa hanno in comune una bustina di tè Twinings, una candela Price's e una bottiglietta di Angostura Bitters? Sono tutti prodotti approvati dalla Regina d'Inghilterra.
Su tutti e tre compare infatti il Royal Warrant of Appointment, un segno di riconoscimento che contraddistingue persone o società che abbiano fornito in maniera continuativa - almeno negli ultimi cinque anni - beni, prodotti o servizi alla Casa Reale Britannica.
Da sinistra: i Royal Warrants concessi dalla Regina, dal Principe Filippo e dal Principe Carlo.

Attualmente esistono tre diversi tipi di Royal Warrant: quelli concessi da Sua Maestà la Regina Elisabetta II, quelli concessi dal Sua Altezza Reale Filippo, Duca di Edimburgo e quelli emessi da Sua Altezza Reale Carlo, il Principe del Galles. 
Fino al 2007 era ancora possibile imbattersi anche in Royal Warrants concessi dalla Regina Madre (1900-2002), ma ormai sono stati tutti rimossi: l'onorificenza, infatti, decade cinque anni dopo la morte dell'autorità che l'ha concessa.

Oltre alla scomparsa della "fons honorum" concedente, esiste anche un altro motivo che può portare alla rimozione di un Royal Warrant: il prestigioso marchio di qualità viene infatti revocato qualora il rapporto fra la Real Casa e il beneficiario insignito venga ad interrompersi. In questo caso l'ex assegnatario ha dodici mesi di tempo per rimuovere tutte le insegne reali da tutti gli esercizi commerciali così come da tutte le confezioni dei prodotti.
La presenza, l'assenza o la scomparsa dei Royal Warrants sono quindi preziosi indicatori anche  per tutti i turisti che desiderassero visitare il Regno Unito, ed in particolar modo Londra, basando i propri itinerari di shopping sui consigli di Sua Maestà.

Il Royal Warrant sulla facciata di Fortnum & Mason
Un esempio lampante è Harrod's - sardanapalesca meta idolatrata da moltissimi turisti italiani - che ha però perso tutti i suoi distintivi reali. Se siete alla ricerca di un department store approvato da sua Maestà dovrete dirigervi verso Fortnum & Mason (insignito sia dalla Regina che dal Principe Carlo). Detengono Royal Warrant anche John Lewis (che fornisce merceria e prodotti per la casa) e Selfridges (fornitore di beni alimentari e articoli casalinghi). E se siete in cerca di prodotti gourmet, sappiate che la Real Casa annovera fra i suoi fornitori anche Partridges, un vero e proprio "Paese di Bentigodi" per tutti i foodies. Ma se proprio non ce la fate a stare lontano dalla cucina italiana quando siete all'estero, sappiate che il Principe Carlo predilige Carluccio's come fornitore di prelibatezze made in Italy e – in particolare – di tartufi.

Il Royal Warrant all'ingrsso del  
Twinings Tea Shop and Museum
Per una pausa durante il vostro shopping londinese potete sorseggiare un tè al Twinings Tea Shop and Museum.
Ma se avete bisogno di un drink più "sostanzioso" sappiate che nel bar di Sua Maestà non possono mancare Johnnie Walker, Gordon's Gin e Pimm's. Niente birrette però: fra gli oltre ottocento prodotti contraddistinti da Royal Warrants non compare nessuna birra. E allora sidro! In particolar modo il sidro Bulmers, fornitore della Real Casa da più di un secolo (il primo Royal Warrant fu concesso alla ditta Irlandese nel 1911).

Truefitt & Hill: barbieri reali dal 1805 a St. James Street
Avete bisogno di sistemare la barba? Fissate un appuntamento da Truefitt & Hill, lo storico barbershop fondato nel 1805, nella cui lista clienti figurano Charles Dickens, Lord Byron, Oscar Wilde, Alfred Hitchcock, Laurence Olivier, Frank Sinatra, Fred Astaire e Cary Grant. E ovviamente nove (nove!) generazioni di Reali. Attualmente Truefitt & Hill detiene un Royal Warrant concesso da Filippo, Duca di Edimburgo.

Dopo esservi "sistemati il pelo" vi serve un'altra cosa per completare il vostro aspetto da "perfect gentleman": un mazzo di fiori da offrire alla vostra lady. Moyses Stevens, insignito di un Royal Warrant dal Principe Carlo, fa al caso vostro.

L'unico hotel a Londra - e in vero al mondo - che può vantare un Royal Warrant concesso dalla Regina Elisabetta è il Goring Hotel, a pochi passi di Buckingham Palace, celebre anche per essere il luogo dove Catherine Middleton ha trascorso la sua ultima notte da nubile, prima di sposare il Principe William. Nel panorama degli alberghi londinesi anche il Ritz Hotel risulta insignito di un Royal Warrant. Tuttavia l'onorificenza - concessa dal Principe Carlo - riguarda il servizio catering e non quello di ricettività alberghiera.

L'ingresso principale del Goring Hotel.

La lista completa e aggiornata dei detentori di Royal Warrants è pubblicata sul sito della Royal Warrant Holders Association che permette di effettuare ricerche per categoria merceologica, collocazione geografica e autorità conferente.






"Niente sesso, siamo Inglesi". La Regina Vittoria e il David di Michelangelo.


La recente riapertura delle “Cast Courts” - le gallerie dei calchi del Victoria and Albert Museum di Londra  - offre l’occasione di raccontare la storia di una delle opere più bizzarre esposte in questo museo londinese: una grande foglia di fico in gesso, alta quasi mezzo metro.

La singolare scultura venne realizzata nel 1857, quando Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, Granduca di Toscana, inviò in dono alla Regina Vittoria un calco a grandezza reale del David di Michelangelo.

Il calco del David nella East Cast Court del Victoria and Albert Museum - Londra
Il calco, giunto nella capitale Britannica, venne da subito destinato al South Kensington Museum (antico nome del Victoria and Albert), e si narra che quando la Regina Vittoria lo vide per la prima volta, la sovrana fu talmente scioccata  dalla monumentale nudità michelangiolesca che il suo primo commento riguardò la necessità di “fare qualcosa” per mascherare la scandalosa (?) virilità del David. 

Prontamente quindi Domenico Brucciani, scultore originario di Lucca e docente di modellato al Royal College of Art di Londra, venne incaricato di realizzare una foglia di fico, destinata a coprire le michelangiolesche pudenda.

La presenza della foglia sul calco del David non era costante: grazie a ganci metallici nascosti fra i peli pubici della statua era infatti possibile coprire o scoprire il pene del biblico eroe a seconda delle occasioni. Nello specifico la foglia veniva utilizzata esclusivamente in concomitanza delle visite di membri della famiglia reale o dell’alta aristocrazia (l’ultima sovrana a godere di tale privilegio fu la Regina Mary, nonna di Elisabetta II).

Agli occhi delle comuni visitatrici – e visitatori – nulla veniva nascosto. Non mancarono tuttavia proteste. Gli archivi del Victoria and Albert Museum conservano ancora oggi una lamentela fatta pervenire al museo da tale Mrs. Dobson, che nel 1903 faceva notare che “One can hardly designate these figures as 'Art'! If it is, it is a very objectionable form of art” (“Difficilmente queste figure possono essere intese come 'Arte'! Se lo sono, si tratta di una forma d’arte molto sgradevole”).
A questo e ad altri simili reclami la direzione del museo rispose facendo notare che le gallerie dei calchi venivamo comunemente utilizzate dalle istitutrici di giovani studentesse e che mai nessuna di loro si era lamentata della nudità delle statue.

Dopo aver giaciuto per anni nei depositi del museo, oggi la foglia di fico è permanentemente esposta in una teca collocata sul retro del piedestallo del calco del David (e sull’altro lato, per la gioia dei visitatori, anche il pisello della statua è costantemente esposto).

Il Victoria and Albert Museum – spesso abbreviato in V&A Museum – è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.45. Il Venerdì alcune gallerie restano aperte fino 22.00 (si consiglia di controllare il sito del museo per sapere con esattezza quali spazi siano interessati dal prolungamento dell’orario di visita). Il Museo è chiuso il 24, 25 e 26 dicembre.



Londra - A casa dell'amante del Re: Lillie Langtry e il Grand Royale Hotel.

La lobby del Grand Royale Hotel, con un ritratto della Regina Vittoria.

Il fatto che Londra abbia un posto speciale nel cuore di Lord Bonold è fatto risaputo. Non solo perché nella capitale britannica si trovano alcuni dei musei più importanti al mondo, ma anche perché, praticamente da sempre, nutro un grande interesse per la Famiglia Reale Inglese.
Negli ultimi dieci anni, numerose sono state le mie visite a Londra, al punto che – ormai – ogni volta che qualcuno fra i miei amici e conoscenti pianifica un viaggio verso la capitale britannica, puntualmente mi viene chiesto di consigliare alberghi, ristoranti, cose da visitare e così via.
Dopo aver dedicato un post specifico al mio ristorante preferito, Sarastro, eccomi quindi a suggerire una struttura alberghiera che ha saputo davvero incontrare felicemente i gusti e gli interessi di Lord Bonold: il Grand Royale Hotel - London Hyde Park.


Con la sua bella facciata in stile franco-fiammingo, il Grand Royale Hotel è un edificio storico edoardiano, classificato come monumento di interesse nazionale di grado II.
La reception e la lobby sono impreziosite dall'originale elaborato rivestimento in boiserie e da bay windows chiuse da vetrate con inserti policromi, riproducenti stemmi nobiliari. A conferire un aspetto regale al Grand Royale Hotel contribuiscono anche le immagini della Regina Vittoria e della Regina Alessandra collocate sulle pareti della Lobby. 

La lobby del Grand Royale Hotel. Sulla sinistra il ritratto della Regina Alessandra.
Ma le connessioni fra il Grand Royale Hotel e la famiglia reale non si fermano alla presenza di queste effigi reali. Si racconta infatti che Edoardo VII, quando era ancora Principe di Galles, fece erigere l'edifico come residenza di una fra le sue più celebri amanti: Lillie Lagantry.

Lillie Langtry in un ritratto di Edward Poynter del 1878
Lillie Lagantry (1853-1929) fu una celebre attrice inglese, originaria dell'isola di Jersey. Donna di notevole bellezza - che le valse l'appellativo di "Jersey Lily", ovvero "il giglio di Jersey" - fu amica di Oscar Wilde, nonché musa, amata e corteggiata, di molti artisti dell'epoca vittoriana. Nella lunga lista dei suoi celebri spasimanti figurano anche  Frederick Leighton e Edward Burne-Jones.

La più celebre relazione di Lillie resta comunque quella con il Principe Alberto Edoardo del Galles (futuro Edoardo VII). I due si conobbero nel 1877 e la relazione durò fino al 1880. Il Principe era all'apoca già sposato con Alessandra di Danimarca, ma questo non frenò la sua indole libertina (lunga è la lista delle amanti ufficiali di "Dirty Bertie", e fra queste figura anche Alice Keppel, bisnonna di Camilla, l'attuale duchessa di Cornovaglia).
Invaghito di Lillie alla follia, il Principe fece addirittura in modo che l'attrice venisse presentata a corte: il "Giglio di Jersey" apparve quindi al cospetto delle Regina Vittoria e della Principessa Alessandra, indossando fra i capelli tre lunghe piume di struzzo, un chiaro richiamo all'emblema di Alberto Edoardo, nella sua qualità di Principe di Galles.

Sebbene la passione amorosa che il Principe nutriva per Lillie si fosse spenta nel 1880, anno in cui un'altra celebre attrice, Sarah Bernhardt, fece breccia nel cuore di Alberto Edoardo, i rapporti fra Lillie e il suo reale ex-amante restarono comunque ottimi, al punto tale che nel 1905, quando ormai Edoardo era succeduto alla Regina Vittoria sul trono, grandi lavori di ammodernamento vennero promossi nell'antico nido d'amore, costruito vent'anni prima. E per quanto tali lavori siano stati ufficialmente promossi dal banchiere Louis Spitzel, una persistente tradizione sostiene che il vero promotore dell'impresa sia stato lo stesso Edoardo VII. Notoriamente, infatti, il Sovrano continuò ad appoggiare la carriera teatrale della sua antica fiamma, anche dopo l'interruzione della relazione.

Il Bar del Grand Royale Hotel, già teatro privato di Lillie Langtry
I lavori vennero affidati agli architetti Charles Mewès e Arthur Davis, che da poco avevano concluso i lavori al Ritz Hotel di Londra. Il progetto, oltre ad un sostanziale rifacimento del precedente edificio, comprese anche la realizzazione di un teatro interno, con il chiaro scopo di dare un ulteriore slancio alla carriera di Lillie, che in quegli anni aveva intrapreso anche l'attività di produttrice.
Questo teatro privato - uno dei rari esemplari ancora  conservati  a Londra - ospita oggi il bar del Grand Royale Hotel. L'ambiente consta di due vani: uno circolare con copertura a cupola (la platea), ed un altro rettangolare, lievemente rialzato (il palco). Entrambi gli ambienti sono ornati da stucchi dorati in stile rococò e la sala a cupola è rivestita da specchi. Ad eccezione del proscenio con sipario, che divide i due vani, non sono presenti altri elementi scenici, come quinte o retroscena: in questo tipo di teatri "in doors", infatti, gli  allestimenti teatrali venivano normalmente predisposti all'occorrenza.

Una delle due sale per la colazione

Particolare della lobby con la grande bay-window.
Lo stile edoardiano "old fashioned" del Grand Royale Hotel si concentra negli ambienti a pian terreno e al primo piano, con le due sale per le colazioni. Ai piani superiori si trovano invece le camere per gli ospiti, moderne e confortevoli. In tutta la struttura è presente una Wi-Fi gratuita.



A Lillie Langtry è dedicata la suite principale dell'albergo, che si differenzia dalle altre camere per le dimensioni e per la presenza di un maestoso letto a baldacchino in legno, in fianco al quale è presente un ritratto della famosa attrice. La suite è corredata da una magnifica sala da bagno.


La Lillie Langtry Suite

La sala da bagno della Lillie Langtry Suite

Il Grand Royale Hotel fa parte del gruppo Shaftesbury Hotels.

Una foto pubblicata da Lorenzo Bonoldi (@lordbonold) in data:

Una foto pubblicata da Lorenzo Bonoldi (@lordbonold) in data:


Consigli per i viaggiatori: prenotate contattando direttamente l'hotel: le tariffe che si trovano sui grandi portali generalmente NON comprendono la colazione. Nelle recensioni online su questo hotel si fa spesso riferimento alle dimensioni ridotte delle stanze. In realtà le camere rientrano negli standard londinesi: difficilmente ne troverete di più grandi in edifici storici posti sotto tutela.  


Perugia: luci, colori, trasparenze e storia nel Museo-Laboratorio "Moretti Caselli".

Il museo-laboratorio "Moretti Caselli" di Perugia

La bella città di Perugia conserva, fra i suoi molti tesori, anche un raro esempio di casa d'artista pervenuta integra e ancora in funzione: il Museo Laboratorio "Moretti-Caselli". 

La casa, ricavata all'interno dell'antica dimora della famiglia Baglioni (una delle poche scampate alla demolizione dei quartieri baglioniani ordinata da Paolo III Farnese a partire dal 1540), fu abitata e utilizzata come studio da Francesco Moretti (1833-1917) uno dei principali protagonisti italiani del revival della produzione artistica di vetrate, forma d'arte che conobbe grande fortuna in tutta Europa a partire dalla metà dell’Ottocento.


Insieme a Moretti, lavorarono qui anche il nipote Ludovico Caselli (1859-1922), e - successivamente - altri membri della famiglia, fino a Maddalena Forenza, che ancora oggi perpetua una tradizione domestica che rappresenta un vero e proprio patrimonio artistico fatto non solo di carte d'archivio, fotografie, disegni, studi preparatori e prove d'artista, ma anche di conoscenza, tecnica e sapere. E tanta passione.

All'interno di queste stesse mura, le mani di cinque diverse generazioni della stessa famiglia hanno quindi lavorato con passione vetro, piombo, stagno, rame e un'incredibile gamma di colori, creando capolavori unici, che oggi ornano monumenti come la Basilica di San Domenico a Perugia, il Duomo di Orvieto e la Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi.


All'interno del Museo Laboratorio "Moretti Caselli" si conserva un'increbile prova dell'abilità di Francesco Moretti: un magnifico ritratto della Regina Margherita di Savoia, realizzato nel 1881. Si tratta di un'opera davvero straordinaria, con la quale Francesco Moretti ha voluto dimostrare come la tecnica delle vetrate artistiche e la pittura su vetro potessero raggiungere i livelli qualitativi della ritrattistica tradizionale realizzata ad olio. In questo meraviglioso ritratto su vetro della Regina i passaggi chiaroscurali e le sfumature sono resi in maniera davvero incredibile (ingrandite l'immagine per apprezzarli in dettaglio): attraverso l'uso di diversi tratteggi - più larghi e più sottili - Moretti è riuscito a rendere visibile non solo ogni variazione nel colore dell'incarnato, ma ha anche restituito in maniera impeccabile la differenza fra le trame dell'abito, dei tendaggi e del tappeto che ricopre il tavolo sul quale è posta la corona sabauda.
Un altro elemento che caratterizza la qualità di quest'opera è il modo nel quale le legature al piombo - che uniscono i vari pezzi di vetro - sono perfettamente armonizzate nella composizione. In particolare tutta la linea del profilo del busto della Regina risulta invisibile, in quanto nascosta nella zona d'ombra alle sue spalle.



Fra le opere esposte nella casa museo figura anche una testa di Cristo, tratta dall'Ultima Cena dipinta da Leonardo da Vinci nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. La testa - che presenta una crepa passante lungo il collo e il mento, fu realizzata da Rosa (1896-1989) e Cecilia Caselli (1905-1996).

La genesi di quest'opera è legata alla commissione di una replica in vetro dell'Ultima Cena, affidata alle sorelle Caselli nel 1924 da Hubert Eaton, amministratore delegato del Forest Lawn Memorial Park di Glendale (Los Angeles). La grande vetrata - destinata al cimitero monumentale di Glendale, dove tuttora si trova - richiese ben cinque anni per essere realizzata.
Tutte le teste vennero dipinte da Rosa, con la tecnica "a punta di pennello", mentre Cecilia dipinse le vesti di Cristo e degli Apostoli. Fu un lavoro davvero monumentale, e durante la cottura dei singoli pezzi capitarono non pochi "incidenti di percorso". La sola testa di Cristo fu rifatta tre volte.
Uno dei due esemplari che si ruppero durante la cottura è proprio quello che ancora oggi viene esposto con orgoglio nel Museo Laboratorio "Moretti - Caselli", a ricordo di quanto questa forma d'arte - oggi padroneggiata da pochi - sia preziosa, delicata e fragile.

Una foto pubblicata da Lorenzo Bonoldi (@lordbonold) in data:
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...