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Isabella d'Este, la Signora del Rinascimento - ovvero: "con Lord Bonold alla corte della Marchesa di Mantova".


“Uno storico dell’arte in prestito al turismo”. Questo è quello che sento di essere.
E anche se il turismo culturale rappresenta a oggi la mia principale attività lavorativa, non ho mai smesso – e di certo mai smetterò –  di vestire con orgoglio e con passione i panni dello storico dell’arte.
È quindi con grande piacere che condivido  anche su questo mio blog, di dichiarata vocazione turistica, la notizia dell’uscita della mia ultima (nel senso di più recente) pubblicazione, dedicata a Isabella d’Este, illustre Marchesa di Mantova.

Isabella d’Este (Ferrara, 1474 – Mantova, 1539), definita già dalle fonti a lei coeve “la prima donna del mondo”, rappresenta una delle più luminose figure del panorama del Rinascimento italiano.

Primogenita del duca Ercole di Ferrara e di Eleonora d’Aragona, a soli sei anni venne promessa in sposa a Francesco II Gonzaga, rampollo dei Signori di Mantova.

Giunta a Mantova nel 1490, Isabella diede qui vita a una delle corti più colte e raffinate del tempo. Animata da un “insaciabile desiderio de cose antique”, raccolse nel suo studiolo una preziosa collezione di antichità. Consapevole delle proprie straordinarie virtù, fisiche e intellettuali, affidò la propria immagine al pennello di alcuni fra i più illustri artisti del tempo. E – unica nella storia – fu ritratta da Leonardo da Vinci e da Tiziano Vecellio, privilegio di cui non godettero al suo tempo né sovrani, né imperatori, né papi. Esigente committente, affidò la decorazione del proprio studiolo a pittori quali Andrea Mantegna, Lorenzo Costa, Pietro Perugino e Correggio. Raffinata maestra di eleganze, plasmò a suo gusto la moda del tempo, diventando un modello di riferimento non solo per le corti italiane, ma anche per quelle d’Oltralpe.

Dalle stelle del tema natale alle imprese, dai ritratti di Isabella alle tele del suo studiolo, questo volume presenta diverse prospettive che illuminano di una luce chiara e inedita il profilo della Signora del Rinascimento.

Il volume “Isabella d’Este, la Signora del Rinascimento”, disponibile sia in versione cartacea che in formato ebook,  è pubblicato dall'editore Guaraldi con il contributo di Centro studi ClassicA IUAV, all’interno della collana “Engramma”, coordinata da Benno Albrecht, Aldo Aymonino, Marco Biraghi, Francesco M. Cataluccio, Monica Centanni, Maria Grazia Ciani e Alberto Ferlenga.


"Niente sesso, siamo Inglesi". La Regina Vittoria e il David di Michelangelo.


La recente riapertura delle “Cast Courts” - le gallerie dei calchi del Victoria and Albert Museum di Londra  - offre l’occasione di raccontare la storia di una delle opere più bizzarre esposte in questo museo londinese: una grande foglia di fico in gesso, alta quasi mezzo metro.

La singolare scultura venne realizzata nel 1857, quando Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, Granduca di Toscana, inviò in dono alla Regina Vittoria un calco a grandezza reale del David di Michelangelo.

Il calco del David nella East Cast Court del Victoria and Albert Museum - Londra
Il calco, giunto nella capitale Britannica, venne da subito destinato al South Kensington Museum (antico nome del Victoria and Albert), e si narra che quando la Regina Vittoria lo vide per la prima volta, la sovrana fu talmente scioccata  dalla monumentale nudità michelangiolesca che il suo primo commento riguardò la necessità di “fare qualcosa” per mascherare la scandalosa (?) virilità del David. 

Prontamente quindi Domenico Brucciani, scultore originario di Lucca e docente di modellato al Royal College of Art di Londra, venne incaricato di realizzare una foglia di fico, destinata a coprire le michelangiolesche pudenda.

La presenza della foglia sul calco del David non era costante: grazie a ganci metallici nascosti fra i peli pubici della statua era infatti possibile coprire o scoprire il pene del biblico eroe a seconda delle occasioni. Nello specifico la foglia veniva utilizzata esclusivamente in concomitanza delle visite di membri della famiglia reale o dell’alta aristocrazia (l’ultima sovrana a godere di tale privilegio fu la Regina Mary, nonna di Elisabetta II).

Agli occhi delle comuni visitatrici – e visitatori – nulla veniva nascosto. Non mancarono tuttavia proteste. Gli archivi del Victoria and Albert Museum conservano ancora oggi una lamentela fatta pervenire al museo da tale Mrs. Dobson, che nel 1903 faceva notare che “One can hardly designate these figures as 'Art'! If it is, it is a very objectionable form of art” (“Difficilmente queste figure possono essere intese come 'Arte'! Se lo sono, si tratta di una forma d’arte molto sgradevole”).
A questo e ad altri simili reclami la direzione del museo rispose facendo notare che le gallerie dei calchi venivamo comunemente utilizzate dalle istitutrici di giovani studentesse e che mai nessuna di loro si era lamentata della nudità delle statue.

Dopo aver giaciuto per anni nei depositi del museo, oggi la foglia di fico è permanentemente esposta in una teca collocata sul retro del piedestallo del calco del David (e sull’altro lato, per la gioia dei visitatori, anche il pisello della statua è costantemente esposto).

Il Victoria and Albert Museum – spesso abbreviato in V&A Museum – è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.45. Il Venerdì alcune gallerie restano aperte fino 22.00 (si consiglia di controllare il sito del museo per sapere con esattezza quali spazi siano interessati dal prolungamento dell’orario di visita). Il Museo è chiuso il 24, 25 e 26 dicembre.



Perugia: luci, colori, trasparenze e storia nel Museo-Laboratorio "Moretti Caselli".

Il museo-laboratorio "Moretti Caselli" di Perugia

La bella città di Perugia conserva, fra i suoi molti tesori, anche un raro esempio di casa d'artista pervenuta integra e ancora in funzione: il Museo Laboratorio "Moretti-Caselli"

La casa, ricavata all'interno dell'antica dimora della famiglia Baglioni (una delle poche scampate alla demolizione dei quartieri baglioniani ordinata da Paolo III Farnese a partire dal 1540), fu abitata e utilizzata come studio da Francesco Moretti (1833-1917) uno dei principali protagonisti italiani del revival della produzione artistica di vetrate, forma d'arte che conobbe grande fortuna in tutta Europa a partire dalla metà dell’Ottocento.


Insieme a Moretti, lavorarono qui anche il nipote Ludovico Caselli (1859-1922), e - successivamente - altri membri della famiglia, fino a Maddalena Forenza, che ancora oggi perpetua una tradizione domestica che rappresenta un vero e proprio patrimonio artistico fatto non solo di carte d'archivio, fotografie, disegni, studi preparatori e prove d'artista, ma anche di conoscenza, tecnica e sapere. E tanta passione.

All'interno di queste stesse mura, le mani di cinque diverse generazioni della stessa famiglia hanno quindi lavorato con passione vetro, piombo, stagno, rame e un'incredibile gamma di colori, creando capolavori unici, che oggi ornano monumenti come la Basilica di San Domenico a Perugia, il Duomo di Orvieto e la Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi.


All'interno del Museo Laboratorio "Moretti Caselli" si conserva un'increbile prova dell'abilità di Francesco Moretti: un magnifico ritratto della Regina Margherita di Savoia, realizzato nel 1881. Si tratta di un'opera davvero straordinaria, con la quale Francesco Moretti ha voluto dimostrare come la tecnica delle vetrate artistiche e la pittura su vetro potessero raggiungere i livelli qualitativi della ritrattistica tradizionale realizzata ad olio. In questo meraviglioso ritratto su vetro della Regina i passaggi chiaroscurali e le sfumature sono resi in maniera davvero incredibile (ingrandite l'immagine per apprezzarli in dettaglio): attraverso l'uso di diversi tratteggi - più larghi e più sottili - Moretti è riuscito a rendere visibile non solo ogni variazione nel colore dell'incarnato, ma ha anche restituito in maniera impeccabile la differenza fra le trame dell'abito, dei tendaggi e del tappeto che ricopre il tavolo sul quale è posta la corona sabauda.
Un altro elemento che caratterizza la qualità di quest'opera è il modo nel quale le legature al piombo - che uniscono i vari pezzi di vetro - sono perfettamente armonizzate nella composizione. In particolare tutta la linea del profilo del busto della Regina risulta invisibile, in quanto nascosta nella zona d'ombra alle sue spalle.



Fra le opere esposte nella casa museo figura anche una testa di Cristo, tratta dall'Ultima Cena dipinta da Leonardo da Vinci nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. La testa - che presenta una crepa passante lungo il collo e il mento, fu realizzata da Rosa (1896-1989) e Cecilia Caselli (1905-1996).

La genesi di quest'opera è legata alla commissione di una replica in vetro dell'Ultima Cena, affidata alle sorelle Caselli nel 1924 da Hubert Eaton, amministratore delegato del Forest Lawn Memorial Park di Glendale (Los Angeles). La grande vetrata - destinata al cimitero monumentale di Glendale, dove tuttora si trova - richiese ben cinque anni per essere realizzata.
Tutte le teste vennero dipinte da Rosa, con la tecnica "a punta di pennello", mentre Cecilia dipinse le vesti di Cristo e degli Apostoli. Fu un lavoro davvero monumentale, e durante la cottura dei singoli pezzi capitarono non pochi "incidenti di percorso". La sola testa di Cristo fu rifatta tre volte.
Uno dei due esemplari che si ruppero durante la cottura è proprio quello che ancora oggi viene esposto con orgoglio nel Museo Laboratorio "Moretti - Caselli", a ricordo di quanto questa forma d'arte - oggi padroneggiata da pochi - sia preziosa, delicata e fragile.

Una foto pubblicata da Lorenzo Bonoldi (@lordbonold) in data:

Perugia: storia e passione si intrecciano nelle trame dell'Atelier “Giuditta Brozzetti”.

Marta Cucchia in uno scatto di Steve McCurry per "Sensational Umbria"

Sin dai tempi dei miei studi universitari a Venezia nutro un forte interesse per la storia dei tessuti. Le lezioni della professoressa Doretta Davanzo Poli hanno instillato in me la passione per velluti, damaschi, rasi, e taffettà.

Durante il mio recente viaggio a Perugia, in occasione di #Mirabilia2014 ho avuto modo di visitare l'Atelier di Tessitura a Mano “Giuditta Brozzetti”, dove le sapienti mani di Marta Cucchia perpetuando una tradizione famigliare fatta di costanza, meticolosità e passione.


Una foto pubblicata da Lorenzo Bonoldi (@lordbonold) in data:

L'Atelier è situato all'interno di un edificio storico di grande interesse: la chiesa di San Francesco delle Donne, la prima chiesa francescana di Perugia, fondata nel 1212. 
Nel 1252 la chiesa passò alle alle monache Benedettine di Sant’Angelo (da qui la denominazione “delle Donne”), per poi essere chiusa al culto nel 1815.
Utilizzata successivamente come istituto per fanciulle povere, filanda e fabbrica di ceramica, dal 1993 la chiesa sconsacrata è sede del Laboratorio di Tessitura Brozzetti, la cui attività è attestata a Perugia già dal 1921.


All'interno di questo ambiente storico, le sapienti mani di Marta Cucchia – custode ed erede dell'attività iniziata dalla bisnonna Giuditta Brozzetti – riportano in vita antichi motivi decorativi, gli stessi che vennero immortalati nelle opere di Perugino, Pinturicchio e Signorelli.
Leoni rampanti, cervi, grifoni, lepri, chimere, fontane e fiordalisi compaiono come per magia sugli antichi telai a padali e a jacquard, che, a loro volta, rappresentano un patrimonio storico di grande valore.


I tessuti realizzati dall'Atelier Giuditta Brozzetti possono essere acquistati in loco e sul sito dell'Atelier.

Le rose di Alma-Tadema nella dimora di Sir Leighton.



Dal 14 Novembre 2014 al 29 Marzo 2015, cinquanta dipinti vittoriani dalla collezione "Pérez Simón" saranno esposti alla Leighton House, uno dei luoghi più interessanti di Londra per tutti gli amanti della produzione artistica vittoriana.

Una foto pubblicata da Lorenzo Bonoldi (@lordbonold) in data:

La mostra, intitolata “A Victorian Obsession, conta cinquanta opere scelte dalla collezione di Juan Antonio Pérez Simón, spesso descritta come la più ricca collezione privata al mondo (oltre tremila pezzi, fra i quali dipinti di Rubens, Goya, El Greco, Van Gogh, Monet e Dalì).

Le opere vittoriane esposte alla Leighton House portano le firme di Albert Moore, Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones, John Everett Millais, John William Waterhouse, Edward Poynter, John Melhuish Strudwick e John William Godward. A queste, ovviamente, vanno ad aggiungersi quelle di Sir Frederic Leighton, che costituiscono la collezione permanente del museo stesso.

Lawrence Alma-Tadema, Le Rose di Eliogabalo, 1888, olio su tela, Collezione Pérez Simón


Il pezzo principale dell'esposizione è il dipinto Le Rose di Eliogabalo di Sir Lawrence Alma-Tadema: una straordinaria tela del 1888, che, in occasione di questa mostra, torna nella capitale britannica dopo oltre un secolo dalla sua ultima apparizione londinese (datata al lontano 1913).

Una foto pubblicata da Lorenzo Bonoldi (@lordbonold) in data:

Alla monumentale opera di Alma-Tadema, che misura 131,8×213,4 cm, è stata riservata una sala intera. A fare da corredo al magnifico dipinto una serie di fotografie, appartenute al pittore, e da lui utilizzate come fonte d'ispirazione nella realizzazione del quadro.
E in quest'ultimo ambiente della mostra, la sensazione di essere invitati al sontuoso banchetto dell'imperatore Eliogabalo è resa ancora più reale dalla presenza di un intenso profumo di rose. Non si tratta di un illusione o di un caso di sindrome di Stendhal olfattiva: nella stanza sono presenti diffusori di essenze, forniti da Jo Malone - London, che diffondono nell'aria "Red Roses", una pregiata combinazione di essenze ricavate dalle sette rose più profumate al mondo.

La possibilità di ammirare dal vivo dipinti di una collezione privata, raramente accessibili, e collocati per l'occasione in una cornice storica appropriata, è davvero un'occasione unica, che nessun amante dell'arte vittoriana dovrebbe lasciarsi sfuggire.



Il profumo "Red Roses"di Jo Malone non è in vendita presso il Bookshop della Leighton House. Lo si può tuttavia comprare in una delle numerose boutiques della Maison presenti a Londra (anche all'interno di grandi magazzini come John Lewis e Harrod's) o sul sito www.jomalone.com.

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